Palermo, 1914. Nella cornice di una città piena di
profumi, in cui il fervore del Liberty sta spazzando
via la polvere del tempo e negli alberghi approdano
viaggiatori da tutto il mondo, si incrociano
le ambizioni di Giulio Jacona e Irene Scordato.
Brillante architetto, Giulio rifiuta di lavorare nello
studio del grande Ernesto Basile per dedicarsi al
suo sogno: trasformare il piccolo albergo Kemonia
ereditato dal padre in un gioiello di splendore
e modernità. A un passo dal cielo, un giardino
pensile ospiterà gli uccelli multicolori scelti da
Irene, che con essi condivide la capacità di alzarsi
fin dove il giudizio degli uomini non conta più
e si è liberi di spiegare le ali.
Ma il volo di Giulio e Irene subisce un brusco
arresto quando la Prima guerra mondiale squarcia
l’orizzonte. E, dopo la guerra, un altro dramma:
il virus della poliomielite entra in casa loro
e lascia il suo terribile marchio.
Palermo, 1950. Anche la Seconda guerra
è passata, lasciando ferite profonde negli animi
e nei luoghi. Tra le macerie di Palermo un nuovo
virus allunga i suoi tentacoli: quello della mafia,
che si nutre dell’euforia della ricostruzione per
mettere le mani sulla città. Dopo aver ospitato
le truppe degli occupanti e dei liberatori, anche
l’Hotel Kemonia avrebbe bisogno di una
ristrutturazione, ma trovare le risorse sembra
impossibile. Fino a che in casa Jacona non entra
una giovane donna animata da una fierezza capace
di cambiare ancora una volta il destino.
Alla sua seconda prova dopo lo straordinario
esordio con Come l’arancio amaro, Milena
Palminteri compie un commosso omaggio
letterario alla città dove è nata e conferma la
capacità di mettere in scena personaggi vivissimi,
che di Palermo interpretano lo spirito più alto
e generoso. Attraverso queste donne e questi
uomini, che nessuna malattia o corruzione può
piegare perché sanno che “non sono necessarie
ali grandi per un volo lontano e felice”, scrive
un romanzo sui sentimenti taciuti che portiamo
nel cuore e sulla bellezza che è sempre possibile
salvare.